Saturday, May 07, 2011

Segue da "Abbiamo bisogno di Renzo Imbeni"

Renzo Imbeni uomo di partito.
Veniva dall'Emilia, ma presto giovanissimo era diventato un uomo del Pci nazionale, un giovane dirigente, segretario nazionale della FGCI, vicino a Enrico Berlinguer e anche per sua decisione venuto più tardi a Bologna.
Fin da ragazzo segnano Imbeni le esperienze internazionali, in particolare il dramma del Cile e la resistenza vietnamita.
Alla prospettiva mondiale guarda il suo studio e la sua formazione pratica, si rivolge ad allargare l'orizzonte.
E per allargare l'orizzonte venne a Bologna per rinnovare, non come si disse per negare e commissariare il riformismo emiliano.

Renzo Imbeni Sindaco.
Imbeni fu Sindaco, dapprima guardato con una certa diffidenza, l'uomo venuto da un altrove, poi sempre più stimato, ammirato, amato.
Fu Sindaco in anni difficilissimi, forse i primi della nostra epoca. Anni in cui maturavano le prime divisione incomponibili della Sinistra storica, cominciava il vento di un liberismo che sembrava l'unico vincitore nella battaglia delle idee, anche di quelle sulla programmazione, la regolazione dei vari aspetti di una città, e perdurava la frattura generazionale ereditata dal '77.
Orgoglio dei valori e dialogo: furono le colonne d'Ercole di Imbeni Sindaco.
Mantenne al primo posto, sempre, una grandissima attenzione ai giovani, alla scuola, ed ancor più precisamente alla crescita intellettuale e morale dei ragazzi e delle ragazze.
Con molti Imbeni seppe svolgere una corrispondenza, guadagnare stima ed attenzione, assicurare un sostegno ed un indirizzo.
Per Bologna, nell'azione di governo, vediamo oggi con chiarezza alcune scelte caratterizzanti.
La difesa della città dei servizi e l' inizio della promozione della collaborazione con il terzo settore sociale.
La difesa della città dalla collina, libera dal cemento e salvaguardata, una battaglia sottotraccia ma asperrima, contro poteri forti, vecchi e nuovi.

E, ecco il segno di Imbeni, l'ampio respiro garantito alla politica europea e mondiale della città, alla sua immagine internazionale.
Fra tante iniziative suscitarono grande interesse le sue partecipazioni ad Assisi agli incontri per la pace nel nome di S. Francesco, la fraterna riconciliazione con Don giuseppe Dossetti, alfiere della Costituzione, e l'ospitalità ad Alexander Dubcek, momento tangibile di nascita anche a Bologna della nuova Europa.
Renzo Imbeni , cittadino dell'Europa
Renzo Imbeni scelse l'Europa scommettendo su un futuro, lo vediamo bene oggi, tutt'altro che sicuro, sull'affermazione di una globalizzazione democratica governata, innervata da valori e umanità.
E' giunto il momento di dirlo: Imbeni, dopo Spinelli, è stato la personalità italiana europeista di maggiore spessore, l'italiano che più ha creduto e affermato il sogno di un'Europa unità democratica civile.
Imbeni ha fatto molto per promuovere la formazione di un senso comune sovranazionale, per costruire una nuova modalità di cittadinanza, equilibrata e aperta, per sburocratizzare l'Unione arricchendola di sostanza politica, per ritrovare una sintesi tra potere e consenso, tra economia e cultura, per pensare un'Europa istituzionalmente forte e unita, amica del mondo.
La necessità, come egli disse, di "ripensare i confini, non più come luogo di separazione, di opposizione, di scontro, ma di relazioni culturali, di reti e di progetti comuni", fu un'idea-guida delle sue riflessioni.
Imbeni manifestò tutta l'energia di pensiero che ispirava la sua vita professionale come personale. Le sue idee costituiscono un testamento spirituale prezioso, non più solo per immaginare, ma per creare l'Europa.
Renzo Imbeni era decisamente contrario a "dividersi fra filoamericani e antiamericani". A lui stavano a cuore i destini del mondo, di una "globalizzazione progressiva e sostenibile". In questa direzione egli auspicava la costruzione di Unioni (europea, americolatina, africana ecc.) per superare il mondo dominato dalle superpotenze Usa e URSS ed insieme per anticipare, governandola, l'ascesa di un multipolarismo segnato dalle nuove economie in prepotente ascesa, Cina, India, Brasile, perchè il loro avvento non disegnasse una nuova minorità dell'Europa..
Imbeni disegnò una strategia a tutto tondo per un "impianto costituzionale europeo funzionale al multipolarismo", capace di determinare "un'alternativa all'unilateralismo dell'amministrazione Bush", il quale faceva scoccare il corto circuito della subordinazione dell'ordine mondiale all'interesse nazionale statunitense.
Emerge qui il fulcro del pensiero internazionalista di Renzo Imbeni. Egli riteneva che la minaccia principale fosse la vocazione al "dominio", il tentativo di forzare con la violenza e lo sfruttamento economico, a livello nazionale come planetario, una "lotta egemonica" naturale che Imbeni credeva possibile incanalare in una riforma costante delle istituzioni e delle sedi internazionali.
E di questa riforma, dal cui esito egli vedeva dipendere la potenzialità di una Europa postcoloniale eppure rilevante nel mondo, e di una diversa alleanza tra Europa e Usa, indicava i seguenti obiettivi: "policentrismo" contro unilateralismo, "pace come valore, come missione, come obiettivo", democrazia universale da promuovere "con tutti i mezzi pacifici", diritti civili e politici, diritti sociali e ambientali, con alcuni corollari precisi come abolizione della pena di morte e costituzione della Corte penale internazionale, difesa della salute, promozione dell'istruzione e della formazione per tutti.

Imbeni era ben consapevole che una Unione Europea capace di diventare "luogo di incrocio di reti interculturali" dovesse proporsi obiettivi politici, militari ed economici di carattere generale: a cominciare dall'ampliamento del Consiglio di sicurezza dell'Onu con esclusione dei paesi retti da sistemi non democratici, e dalla ridefinizione di "clausole democratiche, sociali e ambientali" per i grandi organismi internazionali, come l'OMC, il FMI, la Banca Mondiale.
Oggi tutto è in forse, in tutta europa un vento di Destra sta conducendo uil continente al silenzio dell'egoismo, al declino.
Mentre una nuova estrema destra, xenofoba già occupa posti di governo ed è in campo contro i caratteri democratici degli stati europei e contro l'Europa.
Come qui, da noi, fino a Bologna la Lega dei Bossi, padre e figlio, dei Maroni, dei Calderoli dei Bernardini.
Ma anche noi siamo in campo, vogliamo una nuova Buona stagione per Bologna , con Virginio Merola, dopo errori e limiti.
Anche noi, come Partito Democratico abbiamo bisogno dell'aiuto dei buoni esempi. Abbiamo bisogno di Renzo Imbeni.
Renzo ci ha lasciato, non da un solo giorno, ma è più viva ogni giorno l'immagine di un uomo intelligente e buono, un leader ed una persona, che sapeva cogliere le sfumature, i particolari delle cose, che non amava coltivare il pressapochismo dei mediocri politici, e che guardava ai grandi spazi di questo nostro mondo, grande e terribile.

Raffaele Donini